Migliaia di cittadini/contribuenti dal prossimo gennaio 2012 saranno costretti, loro malgrado, a sentirsi possessori di auto di lusso. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di giovani al primo o secondo impiego, dipendenti e pensionati che inseguendo una passione, quella per le auto sportive, hanno impiegato poche migliaia di euro dei loro risparmi per acquistare un oggetto che oggi grazie al disposto del decreto sopra citato, non potranno più permettersi. Autovetture costate, tasse di iscrizione comprese, al più 15.000 euro (il prezzo di un’utilitaria) da domani pagheranno oltre 2200 euro di bollo, il 15% del loro valore di acquisto.
Molte di queste persone penseranno di liberarsi del bene per la impossibilità di sopportarne i nuovi costi di gestione; a maggior danno troveranno altrettanto impossibile rivenderlo senza soffrirne l’inevitabile depauperamento di valore dovuto dal blocco del mercato. Sempreché riescano a trovare un concessionario disposto a ritirare un mezzo destinato a restare in “magazzino” per chissà quanto tempo!
Viceversa esistono sul mercato autovetture che non incorreranno nell’applicazione del nuovo superbollo.
Porsche Cayenne e Panamera Diesel, un'Audi A8 3,0 TDI, Mercedes S250 CDI, BMW Serie 7…ammiraglie di gamma che adeguatamente accessoriate superano di slancio la soglia psicologica dei 100.000 euro ma che per il bizzarro sistema fiscale italiano non sono “lussuose”.
L’art. 53 della nostra Costituzione sancisce il principio secondo il quale tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e inoltre che il sistema tributario è informato a criteri di progressività. E’ evidente come nel disposto del decreto d’urgenza del 6 dicembre questi principi siano stati lesi. E’ altresì palese che il criterio adottato per l’identificazione delle auto di lusso non può essere basato esclusivamente sulla potenza espressa perché non indice di capacità contributiva.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, il giorno del suo insediamento, ha indicato i principi ispiratori dell’azione di governo in questa fase di difficile congiuntura economica internazionale. Essi sono il rigore dei conti pubblici, la crescita e l’equità. Come sempre quando si tratta di auto, l’equità resta lettera morta.
Mentre questo articolo veniva scritto si apprendeva che in commissione bilancio è passato un emendamento che addolcisce la pillola prevedendo un meccanismo automatico di riduzione della tassa in base alla vetustà dell'auto. La direzione è quella giusta ma è ancora troppo poco.


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