03-10-2012, 14:27
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 03-10-2012, 14:30 da resunoiz.)
996gt3 Ha scritto:Per me la vera difficoltà, in ogni settore, è riuscire a coniugare la filosofia tipica di un prodotto nato per pochi, con i grossi volumi di vendita che il profitto auspicherebbe.
E' chiaro che anche quando è di nicchia comunque un prodotto deve stare sul mercato e trovare compratori, ma deve sottostare a meno lacci rispetto ad un prodotto di grande diffusione.
Grande diffusione (o grande diffusione relativamente alla tipologia di prodotto) secondo me "globalizza" il prodotto, nel senso negativo del termine.
Fino ad un certo punto l'azienda può bearsi del valore aggiunto del brand, costruito facendo prodotti top sia come approccio mentale che come qualità, probabile che possa incrementare la diffusione risentendo poco della svalutazione del brand, ma arriverà ad un punto prima o poi in cui non avrà più i fedelissimi della prima ora e difficilmente potrà usare questa perduta percezione di lusso ed esclusività per farne di nuovi.
Vuoi un esempio emblematico? Moet&Chandon. Nasce come produttore di qualità, annovera estimatori come Napoleone e la Regina ElisabettaII, per finire poi sullo scaffale dell'Ipercoop. Milioni di bottiglie prodotte, non so quanti punti vendita nel mondo ma il nome e il prodotto sono sputta.nati.
in linea di massima, è il mio stesso ragionamento. ma, ribadisco, a monaco avran fatto i loro conti

a me sembra assurdo spendere ste cifre per una serie 3, ma capisco di non essere nè quello che compra il nuovo modello bmw, nè tantomeno attento al "trend" o alla filosofia che si dice su.
oggi chi compra moet e chandon non sarai tu, ma farà comunque numeri che "giustificano" tale scelta suppongo.



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