La crisi del debito europeo
#1
Ancora tensioni dalla Grecia.

Schiacciata da un debito pubblico pari al 160% del PIL, con tassi di interesse sopra il 20%, un prestito di 110 mld le cui prime scadenze non potrà onorare, si trova ad un bivio: uscire dall'area euro o ristrutturare.
Nel mezzo, con l'autolesionismo di un dodo, i sindacati scioperano se il governo vara misure di austerità.

Quale futuro per l'Europa? Quale per Paesi strutturalmente deboli come il nostro?
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#2
l implosione, e forse e' ora che succeda. purtroppo in Italia siamo molto vicini al baratro, con la sua politica ordierna e' una delle cose piu' schifose che abbia mai visto. in questi giorni nella mia citta' vedo decine e decine di persone che si sbattono per le elezioni:ma questi qui non lavorano???????????????????????
il mestiere del politico oggi e' quello piu' ambito, si fa niente, e si guadagna tanto. vergogna.
tornando all economia, si colpisce sempre piu' il piu' debole, e si sta raschiando il fondo del barile...e siamo molto vicini al crac.
#3
L'euro così nonn può reggere.
La grecia DEVE ristrutturare e esantemente e lavoratori e sindacati se la devono mettere via, se uscisse dall'area euro entro pochi mesi, con una ipotetica dracma ultrasvalutata, un'inflazione al 40% per sanare i debiti e una disoccupazione al 20% il paese imploderebbe
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#4
Secondo voi liberalizzare ha senso in quelle situazioni ?

“VOGLIO LA F.......15 Tongue
#5
Da tradingillustrated:

Citazione:Negli ultimi due giorni il cambio EUR/USD ha passato due dei peggiori giorni della sua storia, registrando un calo del 4% da 1,49 a 1,43 .

Che fosse già ipercomprato nella zona di range 1,47-1,49 si sapeva però penso che in pochi si potevano aspettare un crollo di questo genere.
Le cause, almeno apparenti, sono due: la non volontà della BCE di alzare nuovamente il tasso di interesse e il rumour secondo il quale la Grecia starebbe valutando un'uscita dall'Euro.

Sta di fatto che per un motivo o per l'altro, istituzionali hanno iniziato a liquidare posizioni in euro, e il sell-off si è esteso anche alle commodities, con dei cali generalizzati su Oil, Gas, Oro,Argento, e tutti gli altri cambi denominati in euro.
Gli istituzionali del resto se devono fare trading, con i volumi che hanno da movimentare, non possono di certo basare i propri profit su dello scalping per pochi decimi di punto, non ci sarebbero sufficienti volumi nelle controparti per poter muoversi, e quindi in un modo o nell'altro devono sfruttare il momento e la notizia più "sexy" che in quei giorni passa tra le agenzie di stampa.




SITUAZIONE GRECIA: Perchè è conveniente "salvare" la Grecia ?

Attualmente la Grecia naviga in pessime acque, le statistiche sono le seguenti:
- Debito pubblico: 142% rispetto al PIL (contro il 77% dell'EU-27, e l'82% EU-17)
- Lo spread (differenza) tra il tasso di interesse dei titoli di stato greci rispetto quelli tedeschi è del 12%, questo vuol dire che la Grecia deve rimborsare ai sottoscrittori del debito il 12% in più sul capitale rispetto alla Germania, cioè il 15%.
- I CDS (Credit Default Swaps) cioè i contratti con i quali ci si assicura dal rischio di default di un paese, sono al 13%

Questi dati sono parecchio allarmanti se considerati soprattutto nel caso specifico di un paese come la Grecia che per situazione geografica, cultura, risorse (etc.) non "produce" molto, vivendo principalmente di turismo e servizi (logistica).
La ricetta per poter salvare il pese è quella di adottare, come sta già facendo il governo greco, misure di "austerity" , che però come contropartita rischiano di affossare la produzione economica del paese. Gli interventi pubblici sono doverosi e giusti ma solo se limitati nel tempo e come manovre anticongiunturale (teorie di Keynes). Se invece queste manovre sono sistematiche e constanti non possono che peggiorare la situazione economica-finanziaria del paese creando un circolo vizioso.




Il debito greco, per la maggior parte è detenuto dalla Germania e dalla Francia (250.000-300.000 milioni di €Wink, che in questo momento hanno tutto il loro interesse a salvare la Grecia, dal momento che, se la Grecia si dichiarasse in "default" quindi insolvente, ci sarebbero delle ripercussioni vastissime sull'economia di tutta l'Europa.
Dal canto proprio, la Grecia, potrebbe avere un vantaggio a svincolarsi dall'Euro, dichiarandosi insolvente, ritornerebbe ad una valuta locale sulla quale avrebbe la totale libertà di emissione con cui andare eventualmente a ristrutturare il debito verso gli altri paesi, questa soluzione è per ora comunque remota e non così semplice da attuare perchè i costi potrebbero superare i benefici.
simone72
#6
[COLOR="blue"]Sarò onesto, della Grecia non me ne importa una cippa.
Nel senso, non ho voglia di fare finta di preoccuparmi dei tempi duri che i greci hanno di fronte a sè, tutto quello che mi importava è che essendo uno dei paesi per i quali sono responsabile commerciale per l'Azienda in cui lavoro fino a tutto il 2008 era un mercato da favola che cresceva a botte di 20% in più ogni santo anno, dal 2009 ha cominciato a calare del 50% fisso (2009, 2010) ed ora fattura meno di Cipro.
Ergo per quanto concerne la Grecia ho "già dato" visto che la veggo buia prendere premi sul fatturato da quelle parti.
Una cosa però la so: la crisi Greca ha radici endogene, sissignore.
Gli stessi clienti coi quali andavo avanti a botte di +20% costante di fatturato erano quelli che accettavano assegni a 6 mesi dai privati ai quali rivendevano i miei materiali.
Poi hanno cominciato ad accettare assegni a 9 mesi, poi a 12, poi è saltato tutto per aria.
Lo dissi tempo addietro riferendomi ad artigiani/professionisti (elettricisti/idraulici/etc): se lavorate "sperando" di venir pagati prima o poi non raccontate la minchiata che "lo fate per far girare l'economia" perchè sapete bene che non state facendo girare una beata fava. L'economia la fa girare il liquido (e non la finanza creativa........), a tutto il resto specie se è il preludio ad un sistema insolvente è meglio rinunciare a priori. Io mi domando e dico: ma chi sano di mente tra un fatturato che presenta cifre da capogiro di insolvenza (sopra il 50%) ed uno di metà ammontare che presenta il 100% di solvibilità sceglie il primo e non il secondo? Ve lo dico io chi, giusto per arrivare al secondo (ma non in termini di importanza) bubbone del sistema economico mondiale.
Avete presente i corsi di laurea ed i masters in Marketing, in Ricerche di Mercato, etc etc etc? Prendeteli e buttateli tutti nel cesso dal primo all'ultimo.
Chi produce beni industrialmente ha un solo principio ispiratore fin dalla notte dei tempi: le economie di scala. Produrre sempre di più per abbattare sempre di più il costo unitario di produzione, punto, fine, stop, game over.
Che il mercato sia in grado di assorbire o meno la produzione poco importa a questi fini pensatori (una su tutte: guardate il mercato dell'auto. E' dal 2002 che è chiaro che l'Italia fatica ad assorbire 2 milioni di nuove immatricolazioni l'anno ma ogni anno il mercato viene sempre più invaso da un numero sempre crescente di auto nuove), non è un loro problema nè deve esserlo. Esulando dal mondo dell'auto e parlando ad esempio della ceramica (dove lavoravo fino a 5 anni fa): produci di più oggi produci di più domani han saturato il mercato mondiale. Che si fa? Semplice, si fa il giro dei clienti dicendo loro di fare ancora più ordini a magazzino allungandone i termini di pagamento (da 3 a 6 mesi, poi a 9, poi a 12).
Ri-saturato il mercato anche stavolta che si fa? Semplice, si fa il giro dei clienti dicendo loro di fare ancora più ordini a magazzino e di non preoccuparsi del pagamento perchè stavolta si ragiona in termini di "conto deposito" ovvero se vendono pagano se non vendono non pagano.
Secondo voi quante ceramiche italiane son saltate per aria agendo così?
Secondo voi quante realtà industriali mondiali hanno ragionato in modo simile?
Secondo voi ad essere meno avidi ai primi segni di saturazione del mercato quanti posti di lavoro potevano essere salvati?
Osservazione conclusiva: avete presente la bolla dei mutui subprime che è stata la molla che fece iniziare la crisi economica mondiale dalla quale fatichiamo ad uscire? Tranquilli, era solo un antipasto. In pieno stile da "economie di scala" (anche se il paragone è improprio ma rende l'idea) gli americani hanno ben pensato di reagire alla bolla scoppiata allora gonfiandone una ancora più grossa e definitiva: ci sono 160.000 miliardi di dollari US in giro per i mercati finanziari mondiali sotto forma di sottoderivati.
Chi è del settore sa già che "il banco è insolvente" e che quindi l'Apocalisse, quella vera, è dietro l'angolo........[/COLOR]
Yeah, in Hollywoood they say there's no business like show business. In the hood they say, there's no business like hoe business ya know
#7
Situazione con vie d'uscita tutte molto dolorose. E' molto probabile che per far fronte ai 30/40 mld in scadenza l'anno prossimo ci sia bisogno di un altro prestito ma con quali controgaranzie?

Diciamolo chiaramente, l'euro (così come concepito) è stato un fallimento monetario e non è mai nato politicamente, con l'aggravante che non si può tornare indietro.
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#8
on a friday Ha scritto:Situazione con vie d'uscita tutte molto dolorose. E' molto probabile che per far fronte ai 30/40 mld in scadenza l'anno prossimo ci sia bisogno di un altro prestito ma con quali controgaranzie?

Diciamolo chiaramente, l'euro (così come concepito) è stato un fallimento monetario e non è mai nato politicamente, con l'aggravante che non si può tornare indietro.

Penso che il problema sia proprio questo, ad una moneta unica non e' mai corrisposta una politica altrettanto unitaria, basti vedere come l'europa si sta comportando di fronte alla crisi Libica.
simone72
#9
@Andras_ineccepibile Confusedmile_clap:
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#10
[COLOR="purple"]Vado un pò OT, conoscete la storia di Rafael Correa, ancora oggi presidente dell'Ecuador ?

tentò di azzerare il debito nazionale non aderendo al fondo monetario internazionale, ci riuscì ma la CIA gli fece un attentato [/COLOR]

da wiki
Citazione:Con il manifestarsi della crisi economica globale del 2008, dopo il susseguirsi di alcune indiscrezioni il 12 dicembre 2008 Correa ha dichiarato ufficialmente la bancarotta dell'Ecuador, descrivendo come immorale il debito contratto "a causa della corruzione" dai regimi militari precedenti e dichiarandosi "pronto ad accettare le conseguenze".[30] Ha quindi proposto un piano per il riconoscimento dei diritti dei creditori in misura pari al 30% del valore dei loro crediti. L'11 giugno 2009 è stato annunciato che il governo ecuadoriano ha riacquistato il 91% dei propri titoli di stato ad un prezzo compreso tra il 30 e il 35%.

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